Il grande pittore precursore dell’espressionismo Edvard Munch, soleva dire: “Io non dipingo ciò che vedo, ma ciò che ho visto”. Con questa sua dichiarazione metteva in evidenza la necessità della sua arte di abbandonare i territori della rappresentazione naturalistica, fotografica della realtà, in favore dell’espressione di una interiorità che diventa il fulcro stesso del tessuto pittorico. Possiamo definire questo atteggiamento Empatia dell’arte che abbraccia il lato romantico della pittura, cercando di rendere visibile ciò che difficilmente si può rappresentare. Essere in empatia significa essere in grado di sentire ciò che si muove intorno a noi, in una sorta di sincronicità che mette il tutto all’interno di un medesimo contenitore. La pittura di Alessandro Ludovisi trascrive fedelmente una tradizione empatica della rappresentazione, ma la sostanziale constatazione che ci viene da fare, è che il pittore diventa testimone narrante di una realtà, che ci rappresenta con la capacità del suo talento.

Le parole di Raimondo Pasin, docente e storico dell’arte, ci introducono nel vivo dell’esposizione “2000&Novecnto”, esito di uno stage formativo con il PAG Progetto Area Giovani di tre allievi di Edilmaster – Scuola Edile di Trieste, ente di formazione professionale accreditato presso la Regione Friuli Venezia Giulia.
Il risultato è una vera e propria “personale” di uno di questi, il giovane promettente artista triestino Alessandro Ludovisi, allestita anche grazie alla collaborazione con altre due studentesse della stessa scuola, Giulia Riccobon e Andrea Sofia Inzirillo. Il percorso di progettazione e realizzazione dell’evento è stato un preciso obiettivo formativo di un stage svolto con il supporto del PAG che ha portato all’organizzazione di una esposizione con tutte le fasi di realizzazione: dalla selezione delle opere, allo studio della comunicazione dell’evento, alla redazione di testi, fino all’allestimento della Sala Fittke che conferma anche in questo caso tutta la sua potenzialità.
“L’attenzione da parte del Comune di Trieste – spiega Francesca De Santis, assessore comunale ai Giovani – verso la fascia di popolazione più colpita dalla socialità, ossia i giovani, non è mai venuta meno e tale iniziativa è l’ennesima dimostrazione di tale costante impegno dell’Amministrazione comunale”. “La collaborazione tra scuola e territorio è sicuramente una delle strade più efficaci per restituire, al contempo, il coraggio e il sorriso alle generazioni future, offrendo loro momenti di responsabilità, protagonismo e crescita professionale” – aggiunge Walter Lorenzi, direttore di Edilmaster – Scuola Edile di Trieste.
Alessandro Ludovisi scopre la sua passione per la pittura qualche anno fa e coltiva il suo talento sperimentando diversi generi, attingendo in particolare alle esperienze artistiche del secolo scorso con curiosità e spirito di osservazione. Il titolo della mostra “2000&Novecento” sintetizza proprio questo processo di ricerca in cui lo sguardo al passato alimenta la visione di un giovane di oggi che nei suoi quadri “ferma” il presente arricchendolo di tutti gli spunti che i suoi studi e le sue esperienze dirette, e anche quotidiane, gli offrono. Oltre ai ritratti e agli autoritratti, in mostra vi sono inoltre diversi paesaggi che colgono scorci della città di Trieste di cui Alessandro, essendo un appassionato cultore di arte e storia locale, conosce molti segreti.
Sala Arturo Fittke, p.zza Piccola 3 – TRIESTE

Una prospettiva classica rotta solo dal profilo di Joyce lievemente scentrato. Le pennelate dello sfondo brumoso sono “lamate” per diventare più cariche nel soggetto protagonista.

Il dipinto è una citazione-tributo all’opera “Kofuku-ji Temple” di T. Koitsu, dal tipico gusto Ukiyo-e.

Una veduta a volo d’uccello che offre uno spaccato atipico del Colle di San Giusto.

Una scorcio su Trieste dal Colle di San Giusto.

La composizione inusuale si ispira alla tradizione giapponese. Realizzata con colori acidi, crea una scena lontana dalla realtà ma allo stesso tempo intrisa di pathos.

La ragazza ritratta è la disegnatrice e pittrice Bianca Cecovini Amigoni.

Uno scorcio preso da Servola. La composizione è molto netta e divisiva. Nonostante questo, l’opera mantiene una voluta bidimensionalità data da un cromatismo di colori piatti.

olio su tela, 70×50
Chi è il protagonista? Il piscione o il tramonto?

Studio dal vero

Uno spaccato di quotidianità notturna…

Un ritratto femminile con sullo sfondo un drappo rosso indiano.

La luce separata e le pennellate energiche creano un’atmosfera di tormento e precarietà, quasi come se tutti gli elementi fossero mossi da un fiato di bora.

Il soggetto protagonista in primo piano, con la sua veste rossa, diventa quasi un sipario che guida lo sguardo verso il paesaggio dove si intravvede una fiamma nel bosco.

Omaggio al mio amico Emilio.

“Sempre allegri, mai pasion, viva là e po’ bon”.

L’opera presenta un vistoso contrasto cromatico che separa nettamente la figura in primo piano dallo sfondo. La scena, drammaticamente distorta, è anche allegoria del nichilismo giovanile contemporaneo.

Un’istantanea e la tipica posa di chi si fa un “selfie”.

Piazza Unità vuota e senza tempo catturata tra la notte e l’alba.

Una visione di Trieste. Il mare ci fa sentire piccoli e distanti.

L’autoritratto si rifà alla tradizione del “memento mori”. Compaiono alcuni simboli allegorici, come la palma nella mano destra tenuta insieme al pennello. In basso è presente il quadrato “Sator”, antica iscrizione latina dall’enigmatica interpretazione.
Un ritratto del Principe della Notte: personaggio eccentrico che anni fa abitava la nostra città